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“Viva, viva, Santa Rosalia”

Queste sono le parole che vengono pronunciate e gridate tra la gente devota e non che ogni anno partecipa al Festino di Santa Rosalia, santa protettrice della città che ha salvato Palermo dalla peste nel 1600. Luci, coroncine di fiori vendute dai venditori ambulanti, teglie di “babbaluci” o meglio lumache cotte con olio e prezzemolo e profumo di festa nella città del mare. È così che Palermo si sveglia il 14 luglio: strade chiuse e preparativi, tutti rivolgono i loro desideri, pensieri e preoccupazioni alla “santuzza” che ha liberato Palermo dal male, dalla disperazione e dalla miseria.

I babbaluci, piatto tipico del festino di Santa Rosalia

La storia della santa

Si narra, infatti, che Santa Rosalia o meglio Rosalia Sinibaldi apparteneva ad una ricca famiglia e che il padre fosse discendente di Carlo Magno, mentre la madre discendente del Re Ruggero, personaggio importantissimo per la storia della Sicilia. Rosalia visse una giovinezza tranquilla e agiata fino a quando un giorno accadde un fatto che cambiò completamente la sua vita e successivamente anche quella dei Palermitani. Un giorno ad una battuta di caccia il conte Baldovino, influente figura al tempo, salvò il conte Ruggero da una bestia feroce e il conte per sdebitarsi dall’incidente che gli stava costando la vita promise qualsiasi cosa, anche sua figlia Rosalia che aveva attirato subito l’attenzione del conte Baldovino. La risposta della Santa fu categorica e subito dopo la notizia decise di prendere i voti rifuggendosi in una grotta a Palermo, ma purtroppo la sua vita fu segnata e morì a soli 37 anni il 4 settembre del 1165.

Santa Rosalia

Un fatto veramente curioso e inverosimile si verificò quando un uomo di umili origini che di mestiere faceva il cacciatore ricevette in sogno la visita di una Vergine, che lo invitava ad andare alla ricerca delle reliquie di Rosalia sul Monte Pellegrino, proprio nei pressi della grotta che ospitò la giovane fino alla sua morte. Il cacciatore armato di coraggio salì sul monte e qui trovò le ossa della santa che, secondo quanto gli era stato riferito in sogno, doveva consegnare all’arcivescovo di Palermo. In quello stesso periodo la situazione a Palermo era terribile: la peste non aveva risparmiato nessuno tanto che uno tra questi, un povero saponaro di nome Vincenzo Bonelli aveva deciso che si sarebbe gettato dal monte per porre fine al dolore che aveva provato alla morte della moglie vittima di peste. Ed è proprio in quel momento quando per il saponaro sembrava quasi finita che gli apparve la Santa che lo invitava a presentarsi all’arcivescovo dicendo che le ossa ritrovate erano le sue e che se fossero state trasportate per tutta la città la peste sarebbe terminata. L’uomo fece esattamente come gli fu detto e come per miracolo la peste magicamente sparì dalla città e da allora Palermo fu salva.

I festeggiamenti

Palermo deve tutto a Rosalia, fanciulla dal cuore nobile e puro. Scenografie, balli e canti riempiono la città e molta gente proveniente da qualsiasi parte della Sicilia e del mondo assiste a questo momento. Si crea ogni anno un carro a forma di vascello con al centro la statua di Santa Rosalia, il primo carro è stato creato nel 1686 ed è da sempre metafora di ringraziamento, devozione e gloria. Viene trasportato dalla cattedrale fino al foro italico dove qui si assiste ad un vero e proprio spettacolo pirotecnico, in cui tutti, compresa la santuzza, si godono lo spettacolo. Nel mentre le stradine sono piene di dolci di ogni tipo, bancarelle piene di torroni, mele caramellate, caramelle e non solo. E tra una fetta di “muluni” ovvero anguria fresca e stigghiola appena cotte si festeggia e raccomanda alla santuzza che niente cambi o forse si, si spera in più lavoro, più dignità per i figli siciliani che sono costretti ad emigrare. Ed è così che tra una speranza e un piatto caldo di “purpu”, ovvero polpo bollito appena usci dal pentolone, si conclude la serata. E allora non resta che gridare insieme.

Viva, viva, Santa Rosalia!

Categories: Palermo

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